Scano Montiferro. Prime sorprese dal sottosuolo: sarà l’antico monastero Camaldolese?

“Con la cultura non si mangia” pontificava un noto politico, alcuni anni fa’. Il sindaco di Scano, Antonio Flore, classe 1982, è convinto esattamente del contrario ed è per questo “con una scelta coraggiosa”, come lui stesso afferma, che ha investito proprio in questa direzione. Per questo ha coinvolto l’associazione “Castra Sardiniae” e ben quattro università: Sassari, Vienna, Shandong in Cina ed Halifax in Canada. Con esse un pool di studiosi nostrani. Le ricerche procederanno a 360 gradi, con l’indagine di tutti gli archivi, storici e diocesani, pubblicazioni e racconti orali.

I primi risultati delle delle ricerche del progetto “Iscanu” (APPROFONDISCI) sono stai presentati sabato 21 luglio, nei locali del teatro “Nonnu mannu”, all’attenzione di un pubblico attento e curioso.

Piergiorgio Spanu, Antonio Flore e Barbara Panico durante la presentazione (foto S.Novellu)

Dopo un’introduzione di Piergiorgio Spanu, dell’Università di Sassari, l’illustrazione delle metodologie utilizzate è spettata a Barbara Panico, di “Castra Sardiniae”, che ha asserito che le prime ricerche, che si sono avvalse delle più moderne tecnologie, hanno confermato la ricchezza del patrimonio storico-archeologico di Scano.

L’archeologa scanese Sofia Deriu, dal canto suo, ha riferito del proprio contributo nell’esame dei “Quinque libri”, i registri di nascita, cresima, matrimonio, morte e stato delle anime, custoditi in parrocchia, registi che spaziano dal 1584 al 1855, quando si passò all’anagrafe civile. Se ne ricavano informazioni sulla popolazione del paese, sul luogo della sepoltura, epidemie e quant’altro.

Scano Montiferro, serata di presentazione del progetto “Iscanu” (foto S.Novellu)

Maria Dessì, della facoltà di architettura di Sassari ha illustrato, a sua volta, il risultato delle prime esplorazioni con il georadar, effettuate dal professor Billecco. Da esse, anche se è prematuro trarre delle conclusioni, è emersa la presenza, sotto il livello del pavimento della chiesa e negli spazi circostanti, di alcune cavità che farebbero presupporre l’esistenza di tombe. L’eventuale ritrovamento di queste ultime aprirebbe uno spazio di ricerca molto interessante, tra cui, a livello biologico, il DNA. Queste ultime ricerche sono state sospese per le piogge abbondanti, che alterano la consistenza del terreno.

I lavori riprenderanno in autunno. Il baricentro delle ricerche rimane la chiesa di San Pietro, la parrocchiale che, nel 1105, fu donata dal giudice Costantino di Torres, ai Camaldolesi. Il territorio di Scano è però ricco di molte altre testimonianze, come, per esempio, Nuracale, il complesso insediamento nuragico abitato, senza soluzione di continuità, fino all’alto medioevo. La ricerca si avvarrà anche della tradizione orale, che non manca in paese.

Pier Gavino Vacca

© Tutti i diritti riservati

Share
Published by
Salvatore