Alla vigilia del 150° anniversario, Nuoro rivive i Moti de Su Connottu

Nuoro 25 aprile 2017. Dopo 149 anni nell’antico rione di Santu Predu riecheggia il grido di
Torramus a Su Connottu con cui Paskedda Zau guidò la turba esasperata all’assalto del Comune di Nuoro.  Riproposta con successo alla vigilia del 150° anniversario della famosa sommossa popolare del 26 aprile del 1868, una rappresentazione storica dei tragici avvenimenti nei luoghi e nelle ore in cui accaddero i fatti.

Ricostruzione storica dei Moti de Su Connottu (foto S.Novellu)

Alla vigilia dei centocinquanta anni, che saranno celebrati nel 2018, il grido di battaglia Torramus a Su connottu, che fu della famosa Paskedda Zau, la coraggiosa popolana nuorese che il 26 aprile del 1868 guidò la turba esasperata all’assalto del palazzo comunale, si dimostra più che mai attuale.

Quel grido, che da allora divenne ovunque simbolo di riscatto contro le arbitrarie imposizioni di chi intende cancellare le tradizioni radicate nel nostro passato, ha risuonato forte e deciso martedì 25 aprile nel cuore del centro storico nuorese di Santu Predu, dove i membri della Pro Loco, il gruppo folk “SaludoS” e il gruppo “Santu Predu”, con la regia di Gianluca Medas, hanno dato vita a una rievocazione storica dei tragici fatti.

Ricostruzione storica dei Moti de Su Connottu (immagini S.Novellu)

A lanciare il grido di battaglia Torramus a Su Connottu questa volta è stata Vittoria Marras, giovane interprete nuorese che ha idealmente raccolto il testimone lasciato da Paskedda Zau, impersonando nella rappresentazione scenica i panni della storica capopopolo nuorese.

La rappresentazione scenica, con costumi tradizionali e abiti d’epoca si è aperta con l’uscita delle donne dalla messa domenicale sul sagrato della chiesa di San Carlo, dove il poeta Salvatore Rubeddu (ottimamente interpretato dal giovane attore Marco Moledda) con versi della sua nota poesia Passio – A Su Connottu, fa da filo conduttore della rievocazione, argomentando il cronico stato di malessere della popolazione oppressa, che vede sempre la classe povera succube del potente di turno.

Da questo parte la scintilla della sommossa, infervorata dal deciso intervento di Paskedda Zau, che con la folla vociante si reca sotto il balcone del Sottoprefetto, che declinando ogni responsabilità scarica tutto sul sindaco.

È a questo punto che la scena si sposta al Palazzo Martoni, sede del Comune (APPROFONDISCI), dove la folla guidata da Paskedda, incurante della forza pubblica, cantando e al grido di A Su Connottu, Torramus a Su Connottu, Arga de muntonarju non sunu sos benes de babbu tuo, Ecco su sambene de su poveru, Iscubilae, A fora su Cossizzu, Andamus a su Profeta e Corfu e balla, nos cherene a sa limusina irrompe nella Casa comunale, dove, dopo aver strappato la bandiera che sta sopra la porta centrale, portano via i documenti (che sono la prova dei terreni comunali messi all’asta per essere sottratti ai pastori e contadini nulla tenti) per poi dargli fuoco tra le grida della folla.

Michele Pintore

© Tutti i diritti riservati

Share
Published by
Sonia