“Nel mare dei luoghi comuni”. Giulio Angioni interviene sui presunti maltrattamenti ai bambini in Barbagia

L’antropologo Giulio Angioni interviene in esclusiva per Cronache Nuoresi a proposito dell’articolo di Repubblica che associa i maltrattamenti ai bambini negli asili nido dell’Italia centro meridionale a qualcosa che, secondo l’autore, potrebbe accadere di norma nella “Profonda Barbagia”

Il giornalista di Repubblica Corrado Zunino dev’essere uomo di solida cultura umanistica, di quelli che hanno fatto il classico, mica uno che ha in tasca gli odierni pokémon (pocket monsters) ma ben altri e collaudati mostri, disponibili agli ornati della prosa sbrigativa dei giornali.

Certo doveva sonnecchiare più del buon Omero quando ha tolto dalla tasca la Barbagia come luogo di famigerate mostruosità, giustificato da ricordi classici ciceroniani e da più recenti danteschi, con quella Barbagia di Sardigna dove le donne impudiche vanno mostrando con le poppe il petto. Ecco che cosa lo giustifica o almeno lo fa perdonare, cioè i luoghi comuni etnici della classicità più venerata, che in uomini di vera cultura si presentano eleganti e pronti all’uso, meglio di quelli più recenti coloniali d’Africa, ricettacolo di ogni arretratezza e di mostruosità da correggere con i lumi e la forza di una superiore civiltà, di cui l’Africa vicina e lontana avrebbe ancora tanto bisogno.

Dunque nella tastiera dello Zunino non c’era la più vaga intenzione offensiva antisarda ma solo l’abitudine agli stereotipi che non mancano in nessuna cultura in contatto con altre, anche solo col rione vicino. Ma noi sardi, una volta scusato l’incauto Zunino che almeno le scuse ce ha le chieste, potremmo semmai consigliargli un’utile penitenza, oltre le tre Avemaria e un Gloriapatri, e cioè che si aggiorni, come è obbligo di buon giornalista, si aggiorni un po’ a proposito di Barbagia e di Sardegna, su come sia cambiata nei decenni del secondo Novecento. Il mutamento del modo di vita, rapido, profondo e straniante, è probabilmente l’esperienza storico-culturale più importante consumatasi nell’ultimo millennio in Sardegna. Altri lo diranno per altri luoghi e per la stessa epoca con non meno ragione. Ma non è indifferente che lo si dica per quest’isola. Anche chi si rifà ai miti tenaci della conservazione e della resistenza costante deve fare i conti col fatto che la Sardegna è cambiata e sta cambiando, nel bene e nel male, una volta tanto senza ritardo rispetto al mondo che si dice occidentale. E deve per lo meno notare che è cambiata e sta cambiando non soltanto nelle sue città antiche e nelle sue coste sempre più turistizzate, ma che il mutamento riguarda anche la Sardegna più interna, quella che spesso si pensa come la vera Sardegna, magari incontaminata, magari arcaica e barbarica. E deve concludere che se mai la conservazione e il ritardo storico e culturale sono stati in altri tempi caratteristiche dei sardi, come conseguenza della geografia quanto o più che della storia, non è più così, dagli ultimi decenni del millennio scorso. Il paragone tra l’oggi e il passato recente così rapidamente finito qui si impone.

A riprova del fatto che l’isola è ormai implicata in tutto e per tutto nell’oggi e nell’Occidente, può perfino bastare che la Sardegna oggi è come immagine un luogo di vacanza, uno dei paradisi dell’estate mentre in passato era ancora un premio andare via e un castigo l’arrivarci. Certo la Sardegna come terra e come realtà antropica continua ad avere in Europa un’immagine di diversità profonda, di luogo della differenza come altri pochi nel mondo euro-mediterraneo. Un tempo era luogo di differenza negativa. Da qualche decennio è positiva soprattutto in quanto luogo turistico, e in più pensato non di massa, a immagine della Costa Smeralda. La differenza della Sardegna in Europa è certamente un dato e una constatazione, ancora oggi, oltre che un sentimento soggettivo della maggior parte dei sardi. Vaga diversità tuttavia, come naturalezza o naturalità, genuinità, arcaicità, primitività, preistoria vivente, luogo incontaminato, esotico. Quasi tutto e quasi sempre in festività balneari sole e mare.

Questa è la Sardegna di quelli che in questi giorni cercano i pokémon nei crocevia, che sono dappertutto nel mondo che riproduce dappertutto le sue diversità e le sue somiglianze. Purtroppo e per fortuna la Sardegna e le Barbagie stanno in questo mondo. Che anche i giornalisti se ne rendano conto. E lascino in pace i nostri bambini.

Giulio Angioni

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  • Non conosco il dottor Angioni e non discuto sulla sua preparazione. È stato clemente con il pseudo giornalista, di cui non voglio scrivere i cognome, del così decantato quotidiano nazionale. Mi chiedo se il dottore Angioni sarebbe stato clemente se un simile paragone fosse stato scritto su Il Giornale, Libero, ecc.

    • Giulio Angioni è stato saggio nel suo commento, come sempre d'altronde. La differenza fra l'autore dell'articolo e le testate giornalistiche che lei cita è il fatto che chi scrive per quei giornali molto difficilmente ammette di aver sbagliato, anche perché molto spesso il presunto errore è semplicemente uno squallido modo di fare del becero populismo o gettare fango su qualcuno sgradito al proprio editore.

  • Il prof. Angioni è persona saggia e buona. In fondo propone la spiegazione dell'incauto ragionamento del redattore del giornale, in una sua non aggiornata conoscenza della Sardegna e della Barbagia. Sarebbe stato saggio e cattivo, il professore, se semplicemente avesse riconosciuto in quel ragionamento una totale ignoranza dell'estensore invece che solamente una parziale. Ma ciò sembra arduo da attribuire a uno che si fregia di essere giornalista, per di più de "La Repubblica". Oggi
    sarò cattivo, forse non sarò saggio..

  • Giulio Angioni è persona serissima ed equilibratissima, oltre che saggio! E in questo tempi di pazzi, fanatici, estremisti, integralisti, questa è una qualità non da poco. Oltre a tutte le altre che Angioni possiede! Beato lui!

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Sonia