Libe.r.u.: “Studenti al posto dei militari a Prato Sardo per studiare come risolvere l’annosa questione rurale sarda”

Il movimento auspica un dialogo con Comune e Regione sulla proposta

Un polo universitario al posto della caserma a Prato Sardo.

La proposta arriva dal movimento Libe.r.u. sezione Paschedda Zau-Nugoro ed è stata presentata dal segretario Giorgio Devias e dal militante attivo Nanni Sale, ieri mattina in occasione di una conferenza stampa.

La struttura di Prato Sardo, completata dopo 14 anni di lavori, dovrebbe ospitare 250 militari della Brigata Sassari, destinazione d’uso confermata a fine mese scorso dal ministro della Difesa Roberta Pinotti in occasione di un Question Times alla Camera con l’onorevole Roberto Capelli.

Il movimento rappresentato da Devias propone una soluzione alternativa a questa ovvero ospitare la sede della Facoltà di Agraria/Scienze Forestali e Ambientali al posto della presenza dei militari.

«Lo stabile è inserito all’interno di un contesto paesaggistico formato da oltre 600 ettari di terre civiche mai sgravate dall’Amministrazione Comunale – afferma Devias. Queste terre per le caratteristiche del territorio potrebbero essere usate dagli studenti di Scienze Agrarie in sinergia con gli allevatori e  gli agricoltori per favorire lo studio e la ricerca scientifica finalizzata a risolvere gli annosi problemi rurali esistenti nel territorio sardo».

Gli attivisti di Libe.r.u hanno spiegato nel dettaglio che non bisognerebbe continuare a legare il futuro dell’Isola alle servitù militari ma, piuttosto, allo sviluppo rurale.

«Per i politici che ci rispondono che per queste soluzioni non ci sono finanziamenti – conclude Devias – ricordiamo che c’è un fondo europeo per lo sviluppo rurale dal quale si può attingere».

Alla domanda sulle 250 buste paga assicurate dall’esercito italiano e su tutto l’eventuale indotto che la presenza dei militari potrebbe creare a Nuoro, il movimento risponde che: «siamo antimilitaristi da sempre, sinceramente crediamo in un futuro sostenibile, non vogliamo che le soluzioni arrivino all’Esercito ma vorremmo, invece, che si aprisse un dialogo con gli enti istituzionali, quali, Regione e Comune per un confronto sulla nostra proposta».

Sonia Meloni

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