"Sindacopoli": ai domiciliari il sindaco di Borore e l'ex di Noragugume. Cresce il numero degli indagati

Il Comune di Borore

Diverse le accuse: dal falso ideologico e concorso in peculato e in frode

Un sindaco e un ex sindaco ai domiciliari, un terzo primo cittadino indagato.

Si allarga la rosa degli indagati nell’inchiesta avviata circa un anno fa dalla Procura della Repubblica di Oristano, che ha scoperchiato ancora una volta gli intrecci del malaffare nel sistema degli appalti pubblici.

Al centro dell’operazione “Hazzard” un sindaco ambizioso e un ingegnere affamato di incarichi professionali e anche lui impegnatissimo in politica. Il primo è Tore Ghisu, rieletto il 31 maggio scorso alla guida del Comune di Borore; l’altro Michele Corda, già sindaco di Noragugume, attuale presidente del Consorzio industriale di Nuoro.

Tra gli indagati, invece, c’è anche il sindaco di Nughedu Santa Vittoria (Oristano), Francesco Mura.

Ghisu e Corda, hanno spiegato in conferenza stampa i Carabinieri, avevano costituito «un articolato sodalizio che attraverso la scelta arbitraria dei soggetti ai quali affidare appalti e incarichi professionali garantiva profitti economici privati, ma anche e soprattutto un ritorno politico elettorale». Per la Procura c’erano gli estremi per la detenzione in carcere di entrambi: il Gip del Tribunale di Oristano, Silvia Palmas, ha ritenuto invece che fossero sufficienti i domiciliari.

L’indagine ha portato anche alla misura cautelare del divieto di dimora a Borore per il segretario comunale Giuseppe Mura, per il responsabile dell’Ufficio tecnico, Marco Contini, e per l’ex vicesindaco e ingegnere, Antonio Contini. Nel registro degli indagati, oltre al sindaco di Nughedu Santa Vittoria, altri sette liberi professionisti coinvolti a vario titolo nello scandalo. Le accuse vanno dalla falsità ideologica e materiale commessa da pubblico ufficiale, al concorso in turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e ancora al concorso in peculato e al concorso in frode nelle pubbliche forniture.

Nell’inchiesta è stato fatto largo ricorso a intercettazioni telefoniche e ambientali e perfino a pedinamenti.

Il falso in atto pubblico, secondo l’accusa, era una prassi costante a Borore e i tecnici e gli amministratori coinvolti vi ricorrevano anche quando non c’erano da spartire soldi. Il meccanismo era ben collaudato: Corda sfruttava la sua posizione per ottenere l’affidamento di incarichi professionali, anche attraverso prestanome da parte di Ghisu, e ricambiava facendo lavorare come collaboratori persone indicate dal primo cittadino di Borore. Spesso e volentieri, in aperta violazione del codice degli appalti.

Tra i prestanome anche il geometra Alberto Nieddu di Sedilo, che non poteva figurare come progettista per il Comune in quanto cognato del sindaco pro tempore Umberto Cocco. Pure il vicesindaco di Borore Antonio Contini ricorreva a prestanome per “affidarsi” incarichi di progettazione per conto del Comune di cui era amministratore.

Lo scandalo potrebbe riservare altre sorprese. Una parte della copiosa documentazione acquisita agli atti, infatti, deve ancora essere esaminata.

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Sonia