Truffa appalti truccati: niente mazzette ma "solo" incarichi professionali

Il sistema, che andava avanti da anni, sgominato grazie alle intercettazioni. Non si esclude lo stampo mafioso

Un sistema scientifico e collaudatissimo che probabilmente andava avanti da molti anni quello sgominato dai Carabinieri della Compagnia di Tonara (guidati dal Capitano Andrea di Nocera) in collaborazione con la Guardia di Finanza di Oristano nell’ambito dell’Operazione La Squadra che stamattina ha portato all’arresto di cinque sindaci e 16 tra amministratori, tecnici comunali e progettisti di una quindicina di comuni sardi.

L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Oristano Armando Mammone, ha fatto largo uso di intercettazioni telefoniche.

Tra le tante, anche una nella quale vi sono figure di punta dell’associazione per delinquere delineata dalla magistratura, che trattano da sprovveduti Greganti e altri protagonisti dello scandalo degli appalti per l’Expo. «Ancora fermi alle bustarelle», è il commento di uno di loro.

Dall’indagine, infatti, non risulta alcun passaggio di denaro. «Il sistema corruttivo che abbiamo individuato – ha spiegato il procuratore Andrea Padalino Morichini – era basato sullo scambio di incarichi professionali, molti amministratori coinvolti erano essi stessi progettisti che venivano compensati con assegnazione di incarichi in altri comuni, in sostanza erano tangenti sulle quali si pagavano regolarmente le tasse».

Un sistema corruttivo scientifico studiato su misura per le realtà dei piccoli e piccolissimi comuni della Sardegna centrale ma esportato con successo anche nel Sulcis Iglesiente e nell’hinterland cagliaritano: è quello svelato dall’inchiesta della Procura di Oristano che stamattina ha portato all’arresto di cinque sindaci, due vicesindaci e di altre 14 persone tra amministratori pubblici, dirigenti di uffici tecnici e progettisti e all’obbligo di dimora per altri tre professionisti.

Complessivamente gli indagati sono una sessantina.

Per il momento, le accuse contestate sono quelle di associazione per delinquere finalizzata all’assegnazione di incarichi di progettazione, servizi di ingegneria e di consulenza tecnica legati alla realizzazione di opere pubbliche, turbativa d’asta e corruzione. Tuttavia il procuratore Andrea Padalino Morichini e il sostituto titolare dell’inchiesta, Armando Mammone, non escludono che possa essere contestata l’aggravante dello stampo mafioso dell’associazione.

In carcere sono finite dieci persone. In cima alla lista il presunto capo della “cupola”, l’ingegnere Salvatore Paolo Pinna, 62 anni, di Desulo (Nuoro), amministratore della società a responsabilità limitata Essepi Engineering, indicata dagli inquirenti come il fulcro attorno al quale ruotava tutto il sistema corruttivo. In cella anche per i sindaci di Tonara (Nuoro) Pierapaolo Sau, 35 anni, di Belvì (Nuoro) Rinaldo Arangino, 43, e di San Giovanni Suergiu (Carbonia Iglesias) Federico Palmas, 41, e altre sei persone.

Solo, invece, agli arresti domiciliari i sindaci di Ortueri (Nuoro) Salvatore Casula, e di Villasalto (Cagliari) Leonardo Usai, più altri sette indagati.

Nel sistema corruttivo sgominato dall’inchiesta della magistratura oristanese le tangenti non si pagavano con denaro contante o bustarelle, ma con un sistema di scambio di incarichi professionali.

Amministratori e dirigenti degli uffici tecnici comunali pilotavano l’assegnazione a professionisti che ruotavano attorno allo studio della Essepi Engineering e di un’altra società, la Edilogica srl, che faceva capo a un professionista di Irgoli (Nuoro), Francesco Chessa, 56 anni. In cambio, sindaci e dirigenti degli uffici tecnici, essendo alcuni di loro anche progettisti, ricevevano assegnazioni di incarichi di progettazione in altri comuni o quantomeno, nel caso degli amministratori, avevano un ritorno in termini di consenso da parte della comunità per le opere pubbliche realizzate.

L’inchiesta, condotta dal Comando provinciale della Guardia di Finanza di Oristano e dalla Compagnia dei Carabinieri di Tonara (Nuoro), era partita nel mese di novembre del 2013 grazie a una segnalazione anonima relativa all’assegnazione dell’incarico per la progettazione di alcuni lavori nel centro storico di Aritzo (Nuoro) e ha poi riguardato altri 43 appalti, per un valore complessivo di circa 850 mila euro in poco più di un anno, mentre il valore degli incarichi assegnati a titolo di tangente è stato calcolato dalle Fiamme Gialle in circa 350 mila euro. L’ultimo appalto finito nel mirino degli inquirenti è del mese di marzo, quando l’inchiesta era ormai in dirittura d’arrivo. Gli arrestati infatti non sospettavano niente, perché l’indagine è stata condotta quasi esclusivamente con intercettazioni telefoniche e ricerche su delibere di Giunta e determine dei dirigenti pubblicate sui siti istituzionali delle stazioni appaltanti coinvolte: sette comuni in provincia di Nuoro, tre nelle province di Cagliari e Carbonia Iglesias più il Gal Distretto rurale Barbagia, Mandrolisai, Gennargentu, Supramonte e il Consorzio di Bonifica del Cixerri (Iglesias).

Nel corso delle indagini è emersa anche la posizione di almeno due dirigenti di uffici tecnici comunali che avevano provato a opporsi a questo sistema corruttivo e per questo erano stati oggetto, secondo l’accusa, di vere e proprie minacce di licenziamento.

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Sonia