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Vecchia Nuoro. L’antico santuario di N.S. delle Grazie: 348 anni di fede, storia, arte e tradizione

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La chiesa delle Grazie negli anni Venti
La chiesa delle Grazie negli anni Venti

 

Da un manoscritto dei primi del Novecento la storia di un’antica nicchia nella casa del fondatore della chiesa, Nicolao Ruju Manca, nel rione di Seuna, dove fu custodita la statua della Madonna prima della costruzione della chiesa secentesca, il prodigioso avvenimento della pioggia benefica del 1909 e la ricognizione di documenti e reliquie sigillate all’interno del basamento del simulacro.

In mezzo a tanta insensibilità nei confronti del centro storico nuorese, che nel passato ha portato a cancellare gran parte della memoria storica cittadina (APPROFONDISCI), il secentesco santuario di N.S. delle Grazie a Seuna, resta, seppure tra tante difficoltà riguardo al suo stato di conservazione, uno dei pochi monumenti storici e artistici rimasti come baluardo a sfidare i tempi moderni, e una società che si accanisce contro le radici del passato.

Accensione dei ceri alle Grazie Vecchie

Accensione dei ceri votivi alle Grazie, fin anni Cinquanta

E questo per quanto riguarda Nuoro resta ancora più drammatico se si tiene conto dell’estrema povertà rimasta di monumenti a causa delle inaudite quanto assurde demolizioni che si sono rivelate come dei veri e propri “furti di memoria” da parte di amministrazioni insensibili che nulla hanno fatto nel passato (APPROFONDISCI). Qualcuno si è giustificato dicendo che, in fondo, nel passato si sono distrutte opere di non grande pregio artistico e architettonico (certo non avevamo né il Campidoglio né Castel S’Angelo da salvare), senza capire che quella era la nostra memoria collettiva. Scriveva a riguardo mons. Ottorino Alberti – appassionato e grande cultore di storia nuorese: «Il santuario di N. Signora della Grazie è l’unico “monumento” che resti a testimoniare un passato glorioso, ed è, nell’assoluta mancanza di altro, l’unico cimelio d’arte».

Concessione della chiesa delle Grazie ai Gesuiti

Concessione della chiesa delle Grazie ai Gesuiti

Alla soglia dei tre secoli e mezzo (nel 2020) dalla sua inaugurazione, la vecchia chiesa di N. Signora delle Grazie nell’antico rione di Seuna, resta ancora segno tangibile di fede arte e tradizione nella storia cittadina. Una storia riportata dalla tradizione popolare, che, sconfinando in una leggenda racconta di un singolare ritrovamento nell’agro nuorese, in regione Sa Serra, di una statua della Madonna da parte di un tal Nicolao Ruju Manca, che in seguito, in segno di devozione, fece costruire a sue spese la chiesa di N.S. delle Grazie in quel di Seuna, sul declivio dove egli aveva la propria abitazione, poco distante dalla chiesa di Santu Milianu (Sant’Emiliano), che la tradizione vuole sia stata l’antica chiesa parrocchiale (APPROFONDISCI).

Ruderi di Casa Belloi

Ruderi di Casa Belloi

Fin qui la tradizione popolare, dal momento che il fatto del ritrovamento non è avvalorato da nessun documento storico e non è riportato nei documenti notarili stipulati dal Manca al momento che decise di ufficializzare la costruzione del sacro edificio. Più verosimile secondo alcuni storici, sarebbe la versione che vede il Ruju Manca nella veste di devoto fedele, che particolarmente legato al culto mariano, volle fortemente la costruzione della chiesa in un terreno di sua proprietà a breve distanza dalla propria abitazione, per dare degna dimora a una preziosa statua della Vergine Maria da lui posseduta. Il fatto, tramandato oralmente da generazioni di nuoresi, è anche riportato nelle vecchie carte dell’Archivio storico della Curia vescovile nuorese su di un manoscritto (vedi foto del documento originale) recante la firma dell’allora vescovo di Galtellì – Nuoro, mons. Luca Canepa, che fedelmente riporta (con la firma di testimoni) anche il risultato di una ricognizione effettuata dallo stesso vescovo l’8 novembre dell’anno 1909 presso la sacristia dell’antica chiesa. Il manoscritto, che si rivela come un’interessante documento d’inedita storia nuorese, inizia con una ricca e documentata premessa sulla storia della chiesa delle Grazie, il ruolo di “custode” della preziosa statua della Madonna, che secondo la tradizione ebbe Nicolao Ruju Manca, per passare poi alla testimonianza della grazia ottenuta il 9 maggio dello stesso anno dalla Città di Nuoro, quando dopo mesi di preoccupante siccità la tanto desiderata pioggia finalmente cadde copiosa, e per terminare con un interessante inedito elenco di documenti e oggetti ritrovati durante la ricognizione fatta dal vescovo Canepa accompagnato dai sacerdoti di curia e dal pro parroco dal santuario Giuseppe Ticca.

“L’anno Millenovecentonove, addì otto di Novembre, e nella Sacristia della Chiesa delle Grazie. Si premette che questa Chiesa, fondata nel secolo XVII, da Nicolò Ruju, ed aperta al culto nel 13 maggio del 1670, fu consacrata solennemente nel 4 Giugno 1690, da Mons. Gerolamo Gonzales de Velasco, Vescovo di Alghero, a cui allora apparteneva la Parrocchia di Nuoro. Il tutto consta dalle due iscrizioni esistenti l’una nella facciata esterna della Chiesa, sopra l’architrave della porta maggiore, e l’altra nell’interno della Chiesa medesima in cornu Evangelii. La quale Chiesa, in epoca imprecisata, ma certamente nel secolo XVIII fu officiata dai PP. Della Compagnia di Gesù, che vi edificarono un Collegio. Soppressa la Compagnia da Papa Clemente XIV nel 1773, il Collegio venne anche esso soppresso ed i beni relativi furono in seguito assegnati alla Cattedrale ed al Capitolo di Nuoro, essendosi in quel torno di tempo ricostituita l’antica diocesi di Galtellì con Sede in Nuoro». Il documento prosegue poi citando il ritrovamento della statua della Madonna (che poi ebbe il titolo delle Grazie) e la sua prima ubicazione e il prodigioso fatto della pioggia cui lo stesso vescovo Canepa assistette: «La tradizione vuole che questa immagine sia stata rinvenuta in modo prodigioso, ed ancora si addita sul luogo detto “Sa Serra” un’incavatura, denominata la nicchia della Madonna; ed in una casa attigua alla Chiesa, di proprietà della famiglia Belloi,(vedi foto) si segnala una nicchia ora murata dove la stessa immagine sarebbe stata collocata, forse nel tempo che la Chiesa era in costruzione; pare che la casa che è di incontestata antichità appartenesse in origine al fondatore della Chiesa medesima, Nicolao Ruju Manca. Della divozione del popolo verso la Vergine delle Grazie si ebbe un’ultima e luminosissima testimonianza in questo anno medesimo, in cui venne il Simulacro alla Cattedrale, per ottenere la grazia della tanto desiderata pioggia, che si ottenne abbondante e benefica nel giorno in cui l’immagine fu restituita processionalmente dalla Cattedrale al suo Tempio, il 9 maggio u.s., in un concorso straordinario di persone, che proclamavano altamente essere la grazia dovuta propriamente ed esclusivamente all’intervento della Madre divina invocata sotto quel caro titolo. Ciò tutto premesso, – continua il documento – per conservare memoria di questi fatti, si aggiunge che fin da 3 aprile del 1908, il vescovo di questa sede di Galtellì – Nuoro, Mons. Luca Canepa, in una ricognizione del Simulacro aveva costatato che nel basamento vi era un incavo, dove per tradizione si sapeva, essere contenute delle reliquie ed altri scritti, che avrebbero potuto forse dar luce sula origine e sulla storia del Simulacro. Fatta una privata, e superficiale ricognizione, venne aperto e nuovamente chiuso e suggellato il ripostiglio con riserva di fare più minuta e regolare ricognizione in tempo opportuno. Questa ricognizione venne eseguita nel presente giorno alla presenza dei Rev.mi Canonici di questa Cattedrale, Sebastiano Cambosu, e Teol. Mauro Sale, del Chierico Raimondo Manconi, cappellano vescovile, e dell’infrascritto Cancelliere Vescovile Sac. Benef. Giuseppe Ticca, che riveste la qualità di Parroco della Chiesa suddetta, fatta succursale della Parrocchia della Cattedrale nel 1906, per decreto dell’attuale Vescovo. Riconosciuti pertanto intatti i sigilli apposti nel detto giorno 3 aprile 1908, ed aperto il ripostiglio, come si disse, sotto il basamento della Statua, si rinvenne un involto pure suggellato, e questo pure aperto si rinvennero i seguenti oggetti:

  • Una striscia di pergamena contenente la seguente iscrizione in caratteri Romani, e con abbreviature che non si poterono decifrare; la scrittura appare molto antica, e probabilmente risale al secolo XVII od alla prima metà del successivo.

VELO. ET. CAPILI. EIUS. BEATE MARIÆ VIRGINIS 

ANNO. iG. Lª SER. A. Gi. ANNO. I. PO. LA. SERA. I.

  • Un velo oblungo di mussola in seta, molto antico di color giallastro, assai ben conservato, leggerissimo, e ben piegato, della lunghezza di metri 1,70 per 40 centimetri.
  • Un batuffolo di seta a fiorami d’oro, di cui s’ignora l’uso, per cui possa essere servito.
  • Due pezzi di seta azzurri che sembrano più recenti. 
  • Una particella d’osso, rotta in due pezzi. 
  • Un dente molare.
  • Un involtino di carta con bambagia, in cui appaiono due frammenti che paiono appartenere alla Vera Croce.
  • Altro involtino di carta pure con bambagia, e traccie di sangue o altra sostanza nerastra, da cui la bambagia è in parte macchiata.
  • Altro involtino di carta contenente alcuni capelli che appaiono di colore biondo.
  • Altro involtino pure di carta, nel quale a occhio nudo nulla si è potuto discernere, quantunque la piegatura indichi che si dovesse in origine contenere qualche cosa.

Diligentemente verificati, e rinchiusi tutti i siffatti oggetti in un unico involto di carta bianca, si opposero due sigilli in ceralacca rossa del Vescovo il quale appose la sua firma alla parte esterna, scrivendovi di proprio pugno le seguenti parole: «Die VIII Mesis Novembris anno MCMIX. Recognitum ab infrascripto Episcopo Galellinen – Noren coram testi bus Can.co Sebastiano Cambosu, Theol. Mauro Sale, Clerico Raymundo Manconi et Sac. Josepho Ticca Pro Cancellario Episcopali; colla propria firma e quella dei testi presenti all’atto”.

Alla storia nuorese non resta che da aggiungere, ai vari “furti di memoria” subiti nel tempo, a danno del patrimonio storico e culturale cittadino, anche gli oggetti custoditi e sigillati all’interno del basamento dell’antico simulacro; scomparsi “misteriosamente”!

Michele Pintore

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