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Vecchia Nuoro: l’ottocentesco carcere “La Rotonda” di via Roma

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Nuoro, disegno dal vero del carcere eseguito da L.Agabiti, 1882
Nuoro, disegno dal vero del carcere eseguito da L.Agabiti, 1882

Un nostalgico tuffo nel passato di una Nuoro che non c’è più. Questo articolo inaugura un viaggio nella Nuoro del passato, un viaggio sul filo della memoria seguendo un percorso fatto di immagini e documenti storici. Un viaggio in una Nuoro che purtroppo non c’è più, una Nuoro vittima, sacrificata sull’altare di un presunto “progresso” da chi (con una buona dose di ignoranza) ne ha cancellato la sua storia, le sue radici, il suo passato, il suo centro storico, lasciando ferite che a distanza di decenni non accennano ancora a rimarginarsi. Sono ferite che invitano a riflettere, a pensare e a vigilare per salvare quel poco che rimane del salvabile, dal momento che chi odia la nostra storia, ha tentato in tutti i modi (visto che ormai restava poco da distruggere) di stravolgere lo stile architettonico della nostra chiesa Cattedrale, forse colpevole di rappresentare il “vecchio”.

Nel 1836, con l’elevazione al rango di città, Nuoro iniziò a subire una progressiva trasformazione edilizia riguardo agli stabili abitativi e edifici delle nuove istituzioni. Quello stesso anno, infatti, il 21 novembre, si diedero inizio ai lavori costruzione della nuova cattedrale di Santa Maria della Neve, per dare un’idonea sede a quella che 57 anni prima (21 luglio 1779) era stata elevata al rango di sede di Diocesi.

Nuoro, resti del vecchio carcere spagnolo

Nuoro, resti del vecchio carcere spagnolo

Tra i primi edifici istituzionali ci fu, nel 1838, la costruzione del nuovo carcere giudiziario, in sostituzione del vecchio e fatiscente carcere spagnolo ubicato nella piazza Plebiscito (attuale piazza Sebastiano Satta – nel cui sottosuolo sono ancora presenti i resti dell’antica struttura), ormai divenuto inagibile per infiltrazioni di acqua e per le disumane condizioni in cui vivevano i circa 70 detenuti che poteva contenere (costretti a passare la notte incatenati a una lunga catena che attraversando le varie celle faceva capo all’abitazione del custode).

Progetto del Carcere di Nuoro dell'ing. Enrico Marchesi

Progetto del Carcere di Nuoro dell’ing. Enrico Marchesi

L’incarico per la progettazione del nuovo carcere (che in seguito con alcune varianti nel 1845 verrà utilizzato anche per il carcere di Tempio) fu affidato all’ingegnere piemontese Carlo Paolo Enrico Marchesi (Tortona 1800 – Sassari 1840). Come sede per il nuovo edificio carcerario si scelse la località Orghiddu, dove allora era ubicata un’antica chiesetta periferica dedicata a N. S. del Monte; da allora Sa rutunda (così la battezzarono da subito i nuoresi per la sua forma circolare), contribuì a segnare in modo inconfondibile il paesaggio della nuova cittadina, destando l’interesse di illustri visitatori e viaggiatori che passavano per Nuoro. Tra i primi ci fu lo stesso re Carlo Alberto (che volle la realizzazione dell’edificio) che durante la sua visita in città del 14 maggio del 1843 in compagnia del figlio Ferdinando duca di Genova “visitò le nuove carceri già presso al loro termine, e con speciale diligenza esaminò ogni parte di questo edifizio, per riconoscere se corrispondesse nel suo insieme al solo precipuo fine della custodia dei reclusi, cui l’umanità e i lumi del presente secolo hanno destinato questi infelici, ma purtroppo necessarj in recinti, nei quali la vigile giustizia chiude con mano inesorabile gli individui colpiti dalla legge”.

“Il solo edifizio pubblico un poco rimarchevole di Nuoro sono le carceri, edificate da poco …”, sentenziò senza mezzi termini il grande esploratore dell’Isola Alberto Della Marmora nel suo Itinerario dell’Isola di Sardegna del 1868.

Nuoro, carcere La Rotonda dall'alto (foto F.Pinna)

Nuoro, carcere La Rotonda dall’alto (foto F.Pinna)

Nel novembre del 1858 il sottoprefetto Felix Despine in visita a Nuoro riportò che “la prigione, che può ospitare circa duecento individui, è l’unico edificio che presenti un qualche interesse. È nuova ed assai ben tenuta, quanto almeno le consente la sua fabbrica scadente. L’istituto aveva allora, per contabile, un ragazzo di buona famiglia, fratricida per vendetta”.

Meravigliato dalla possente struttura della “Rotonda”, il giornalista L. Agabiti in un suo reportage da Nuoro per il giornale L’Illustrazione Italiana scriveva nel 1882: «… carceri dalla mole imponente, che rammentano in piccolo il maschio di Castel Sant’Angelo…”, completando suo servizio giornalistico con un disegno dal vero (vedi foto di apertura).

Con il passare del tempo Sa rutunda si rivelò sempre più inadeguata al suo ruolo per capienza e per le per cresciute esigenze igienico sanitarie, nonché per la mancanza di un settore specifico destinato alle detenute (alloggiate nei locali del corpo di guardia). Nel 1893 si decise pertanto per un ampliamento a nord della struttura carceraria, su di un ampio spazio rettangolare prospiciente quella che allora era chiamata S’istrada (nuova strada lastricata realizzata nel 1897, che metteva in comunicazione la nuova stazione ferroviaria con piazza San Giovanni, e che poi sarebbe diventata via Roma).

Nuoro, l'ingresso al Carcere da via Roma, 1970

Nuoro, l’ingresso al Carcere da via Roma, 1970

La nuova struttura, i cui lavori iniziarono a partire dal 1912 su progetto dell’ing. Giardina, prevedeva un massiccio palazzo di tre piani realizzato in uno stile eclettico di fine ‘800 che si rifaceva al carcere romano di Regina Coeli realizzato da Carlo Morgini nel 1900. Ma negli anni Settanta il massiccio palazzo con l’annessa rotonda pronti a sfidare i secoli, da un’amministrazione insensibile e ignorante furono classificati come ruderi fatiscenti, simboli dell’oppressione di un passato da dimenticare. Così si arrivò al 1974, quando un politico di turno annunciò trionfalmente ai nuoresi di aver finalmente trovato i soli necessari per abbattere quell’ingombrante “pezzo di storia da dimenticare”. Il resto è cronaca.

Nel luglio del 1975, colossali ruspe come mostri d’acciaio si abbatterono contro le possenti mura de Sa rutunda, che, a dispetto della tecnologia distruttiva e dell’ignoranza dei politici di turno si difese dagli assalti per oltre un mese, alla faccia della presunta dichiarata fatiscenza. Al suo posto ora sorge qualcosa (la parola edifico risulta inappropriata) che per decenni rimase un’incompiuta, ora una struttura inutilizzata, davanti alla quale i nuoresi stessi si continuano a chiedere a che cosa serva. Così si è chiusa tristemente una pagina di storia cittadina.

“Un furto alla memoria storica dei nuoresi. La piccola storia della città, fatta eccezione per il Santuario di Nostra Signore delle Grazie, nel rione di Seuna, e della Cattedrale Santa Maria della Neve, che risalgono, rispettivamente, alla prima metà del Seicento e dell’Ottocento, non registra alcuna architettura monumentale”. Così riportavano nella loro interessantissima pubblicazione del 2000, i componenti del Res Coop (Cooperativa Recupero Edilizio Storico): La Rotonda – Storia del vecchio carcere nuorese, un’opera che con passione e competenza ricostruisce le varie fasi storiche che portarono alla nascita e alla fine dello storico edificio carcerario. Un’opera che non può che stimolare l’interesse dei nuoresi sul valore e l’importanza per quel poco di patrimonio storico che ancora ci è rimasto dopo le insensate distruzioni del passato. Certo ora molto di quel patrimonio non c’è più, ma proprio per questo bisogna tenere più saldo il legame con la nostra storia e quel poco di poco patrimonio artistico rimasto. I distruttori di turno sono sempre in agguato! È storia recente il tentativo di un ennesimo attacco alla storica Cattedrale di Santa Maria della Neve; attacco fortunatamente respinto grazie alla sottoscrizione di 5000 nuoresi che ancora credono nei valori del patrimonio architettonico e culturale cittadino.

Michele Pintore

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