martedì 18 settembre 2018, Aggiornato alle 21:42
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Le “Terre di Planargia” tutelate ufficialmente dall’associazione dei coltivatori

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Nasce “Terre di Planargia”, un’associazione ufficiale di coltivatori, come sancito in una riunione presso il centro di aggregazione di Tinnura, alla presenza del presidente del GAL Gianni Panichi, della responsabile di LAORE Pastorella Crisponi e del presidente della associazione Franco Madeddu, il professor Tommaso Betza ha illustrato le misure del piano di sviluppo regionale che come ha precisato il presidente Madeddu, darà l’input a livello locale .

Il programma regionale prevede contributi per la pubblicità e la commercializzazione dei prodotti, per ristrutturazioni di locali pubblici in abbandono (da utilizzare come deposito e trasformazione) e progetti di innovazione.

L’amministrazione di Suni godrà degli incentivi per ristrutturare l’ex mattatoio che sarà un punto di riferimento delle attività e produzioni locali. In quest’ottica l’associazione Terre di Planargia riunisce diversi produttori che vanno dalla tradizionale malvasia e olio, al miele, formaggio, ortofrutta e persino birra. L’intenzione è quella di sfruttare la genuinità dei prodotti, innanzi tutto per le filiere corte, non ultime le mense scolastiche. L’agricoltura era un punto di forza della zona. Ora non esiste più un frantoio, mentre in passato ne esistevano decine e decine. Nel settore vitivinicolo da anni è fallito miseramente il consorzio per la malvasia.

Stessa sorte ha subito il processo di industrializzazione di Suni (come nella maggior parte delle zone interne), ovviamente le responsabilità non vanno attribuite solo agli “imprenditori” ma anche per trascuratezza del consorzio di Ottana, di cui il paese faceva parte.

In questo deserto produttivo resistono solo pochi coraggiosi.

Oggi l’oasi dello sviluppo locale è l’agricoltura che vede protagonisti  singoli agricoltori che hanno investito nella produzione del vino ma anche dell’olio. Nei nostri territori è iniziata da qualche settimana la raccolta a terra delle olive. Mentre una quantità enorme di piante di olive è pressoché abbandonata, la produzione dell’olio che, un tempo, cominciava con la raccolta da terra delle olive dando un prodotto scadente, è decisamente migliorata con la più moderna scuotitura.

Sono sorte anche coltivazioni non tradizionali, come quella del peperoncino e produzione di birra artigianale. Insomma le potenzialità non mancano se si pensa che, per ora, i soci sono una ventina e puntano un domani a essere un riferimento nel settore dell’agroalimentare. Tra gli obiettivi c’è anche quello di estendere l’invito di entrare nell’associazione anche a chi si occupa di pescato. Tutti i soci sono iscritti alla camera di commercio ed è ferma intenzione quella di far sentire la voce presso le amministrazioni comunali, nelle quali l’assessore all’Agricoltura spesso è senza portafoglio ed esercita un ruolo marginale. Il passo successivo è la presentazione dei bandi del GAL.

Pier Gavino Vacca

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