mercoledì 26 settembre 2018, Aggiornato alle 13:04
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Il CAL dice ok al reddito di libertà per le donne vittime di violenza

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Il Consiglio delle Autonomie Locali della Sardegna esprimerà parere favorevole alla proposta di Legge Regionale 472, presentata da 35 consiglieri regionali di maggioranza e opposizione, che punta ad istituire il reddito di libertà per le donne vittime di violenza.

I membri dell’ufficio di presidenza dell’organo istituzionale che rappresenta i sindaci alla Regione ritengono che la proposta di legge sia un’importante gesto di civiltà e un significativo passo avanti nella lotta alla violenza di genere, un fenomeno che secondo i dati dell’Istat ha assunto proporzioni preoccupanti e che necessita di forti prese di posizione da parte della politica.  La legge si propone non solo di dare sostegno economico per un periodo che va dai 12 ai 36 mesi ma anche, attraverso una serie di protocolli d’intesa con le imprese, di favorire l’inserimento di queste donne nel mondo del lavoro.  È importante agire nell’immediato garantendo un aiuto concreto che faciliti la costruzione dei percorsi di libertà su cui lavorano i centri antiviolenza.

«Un atto dovuto a tutela delle donne», come sottolineato dal  primo cittadino di Siamaggiore Anita Pili, membro dell’ufficio di presidenza del CAL.  «Uno degli elementi che determinano la non denuncia è proprio quello della mancanza di autonomia finanziaria, che lega pertanto la vittima al carnefice».

Concetto rafforzato dalla presidentessa del Centro Antiviolenza “Onda Rosa” di Nuoro Luisanna Porcu «Ogni giorno ci troviamo ad affrontare forme di violenza fisica e psicologica sempre nuove con il coraggio e l’impegno di tutte le nostre operatrici e con la forza che nasce dalla volontà di reagire. La violenza economica sperimentata negli anni di maltrattamenti ha spesso determinato l’esclusione o la fuoriuscita dal mondo del lavoro per le donne vittime di violenza. La certezza che possa esistere un reddito che le supporti nel loro progetto di autodeterminazione ha sicuramente una duplice valenza: da una parte quella di un’autonomia, dall’altra quella di sperimentarsi come “donna libera e capace” in percorsi lavorativi».

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