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Per non dimenticare Dina Dore. Il suo nome adesso è associato alla sala delle Pari opportunità

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Cagliari. Cerimonia di intitolazione a Dina Dore della Sala pari opportunità
Cagliari. Cerimonia di intitolazione a Dina Dore della Sala pari opportunità

Ieri l’intitolazione a Cagliari

«Dina è ancora viva nel ricordo di tutti e diventa suo malgrado simbolo di troppe violenze. Non ci poteva essere giorno migliore  (ieri 8 marzo ndr) per celebrarne il ricordo». Le parole toccanti di Graziella Dore, sorella di Dina, hanno risuonato in via Roma a Cagliari, nella sala della sede della Commissione regionale per le Pari opportunità, che ora ha un nome, quello di Dina Dore.

La donna di Gavoi, vittima di femminicidio, è stata uccisa nel marzo del 2008 su mandato del marito, poi condannato all’ergastolo.

«Un atto di giustizia umana verso una donna e madre sarda e che rappresenta le vittime italiane». ha sottolineato Gabriella Murgia, presidente della Commissione pari opportunità. Questo atto rappresenta la volontà della commissione di tenere vivo il dibattito pubblico su ogni fenomeno di violenza sulle donne».

Cagliari. La lapide dedicata a Dina Dore della Sala pari opportunità

Cagliari. La lapide dedicata a Dina Dore della Sala pari opportunità

La cerimonia si è svolta alla presenza dei presidenti di Regione e Consiglio, Francesco Pigliaru e Gianfranco Ganau, degli assessori Luigi Arru e Cristiano Erriu e dei familiari di Dina Dore.

La giornalista Maria Francesca Chiappe ha ripercorso i drammatici momenti di questo «delitto camuffato da sequestro di persona», ha detto nel mettere in luce la forza di una donna, Graziella, sorella di Dina, che con il suo coraggio ha smosso le coscienze e abbattuto il muro di omertà.

La giornalista ha ricordato che al caso Dore molto probabilmente sarà applicata per la prima volta in Italia, la legge sulla tutela degli orfani di femminicidio, nata in Sardegna ad opera di Annamaria Busia, attuale presidente del Gruppo Misto in Consiglio regionale e presente alla cerimonia.

«Siamo qui anche per ascoltare e per capire – ha sottolineato Pigliaru – pronti a rimboccarci le maniche per finanziare i centri antiviolenza. È sempre più necessario intervenire nelle scuole per far passare messaggi fondamentali come la parità di genere».

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