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Bosa. Nasce l’associazione di impresa per la valorizzazione delle attività produttive

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La valle di Bosa (foto Cronache Nuoresi)
La valle di Bosa (foto Cronache Nuoresi)

Primo obiettivo il rilancio dell’olivicoltura

Una rete di impresa per valorizzare le produzioni caratteristiche bosane come l’olio, ma anche la malvasia e persino la pesca e l’artigianato.

Questa è la novità che si sta muovendo a Bosa, da qualche tempo, ed è il risultato dell’azione dell’assessore alle attività produttive Silvia Tanda. L’iniziativa è stata presentata qualche settimana fa ed ha già un presidente, Franco Madeddu, nonché 25 aderenti.

L’associazione ha lo scopo di tutelare ed incrementare i settori produttivi del territorio. Curerà la semplificazione per l’assunzione di manodopera nel settore agricolo, la individuazione di un marchio e, infine, la commercializzazione . Uno dei primi interventi è mirato all’olivicoltura. Sembra quasi paradossale che la cultivar cosiddetta “bosana”, che denota la sua origine dalla città del Temo, sia in quest’ultima in una fase di decadimento che ha visto, in questi ultimi 80 anni, dimezzarsi i terreni olivettati mentre, viceversa, è coltivata in tutta l’isola e ritenuta, dagli specialisti, una delle migliori come rapporto qualità-quantità. La cultivar “bosana” deriva sicuramente dalla varietà “palma”, importata da innestatori spagnoli chiamati ai primi del 600. Gli oliveti attuali, che occupano oramai la metà dei territori nei quali insistevano 80 anni fa ( da circa 600 a 300), sono per la maggiora parte “ storici” perché impiantati all’inizio dell’800 con incentivi da un decreto di Vittorio Emanuele I.

L’Angius scriveva dell’esistenza di 20 frantoi nell’ottocento. L’ultimo, di concezione abbastanza moderna, è stato chiuso negli anni 90. Con l’aumento del costo della manodopera, che a dire il vero era prima irrisorio, molti hanno abbandonato la raccolta. Con i mezzi meccanici attuali il discorso potrebbe riprendere risolvendo anche il problema di terreni molto scoscesi e difficilmente raggiungibili. La qualità potrebbe compensare le spese maggiori. Si calcola che vi sia un patrimonio di 55000 alberi, molti dei quali abbandonati.

L’amministrazione ha recentemente aderito all’associazione nazionale “Città dell’olio”e aderito ad un progetto del GAL in tema di olivicoltura. L’associazione di impresa potrebbe riprendere un discorso che, puntando sulla qualità e il ripristino di qualche frantoio, restituire una valenza economica al settore.

Pier Gavino Vacca

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