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Nuoro. La storia dello storico Caffè Tettamanzi, un testimone di quella che fu l’Atene Sarda

Nuoro, l'interno dell’Antico caffè Tettamanzi (© foto S.Novellu - Tutti i diritti riservati)
Nuoro, l'interno dell’Antico caffè Tettamanzi (© foto S.Novellu)

 

Il Caffè Tettamanzi, l’elegante locale tra le cui sale decorate di stucchi, specchi dorati e arredi con sedute in velluto rosso, è ambientata una parte del Giorno del giudizio, il celebre capolavoro di Salvatore Satta, che incantò con le sue vetrine illuminate la giovanissima Grazia Deledda, e fu frequentato abitualmente dal grande poeta Sebastiano Satta, può essere considerato, a ragione, uno dei testimoni principali di quella che fu la cosiddetta “Atene Sarda“. 

L'interno del Caffè Laconi veduta interno, anni Venti

L’interno dell’allora “Caffè Laconi”, anni Venti

 

LA STORIA – Nell’estate del 1892, Antonio Nani, uno scrittore che si trovava di passaggio in Sardegna, dopo una visita a Nuoro, riportò le sue impressioni e ricordi di viaggio in un libro che pubblicò nel 1900 presso la Tipografia G. Nardi di Treviso con il titolo Nella Sardegna Settentrionale. Da attento osservatore, lo scrittore, che annotò le cose più interessanti che colpirono la sua attenzione di visitatore curioso delle bellezze dell’Isola, così scriveva, meravigliato, a proposito del Caffè Tettamanzi visitato nella cittadina barbaricina: “… al primo entrare, mi parve di vedere uno di quei graziosi e piccoli caffè veneziani tutti a specchi, a intagli, e vetri dipinti per cui rimasi veramente sorpreso …”. La sua sorpresa, indubbiamente, fu destata dal fatto che mai avrebbe immaginato di trovare in una piccola cittadina di poco più di 6000 anime (tante ne contava all’epoca Nuoro), un elegante e raffinato locale come solo nelle grandi città del continente gli era capitato di trovare.

Nani, che durante il proprio soggiorno nuorese alloggiò all’Albergo Etrusco (attuale palazzo sede del MAN), si accorse che l’elegante caffè era già da allora il punto d’incontro della Nuoro bene, frequentato da ufficiali e dalle persone più in vista della cittadina: “… Quando uscii dall’albergo, con un capitano dei bersaglieri ed un tenente di fanteria, la fanfara del battaglione suonava la ritirata sulla piazzetta di Via Majore (attuale Piazza Mazzini). Terminata la musica e diradatasi la folla, fui invitato a prendere un caffè da Tettamanzi…”. Tanto fu lo stupore di Nani nell’entrare nell’elegante locale, che subito volle informarsi del suo proprietario, e intuendo dal cognome che non doveva trattarsi certo di un sardo, chiese di conoscerne la storia e volle incontrarlo personalmente.

Fece così la conoscenza del proprietario del caffè, che così descrisse: “Tettamanzi è un piemontese venuto a Nuoro mezzo secolo fa per lavorare come falegname nella chiesa della Madonna della Neve che si stava appunto allora costruendo per opera di Fra Antonio Cano. Il bravo piemontese – aggiunge Nani – pare che si trovasse bene a Nuoro, poiché vi si stabilì, prese moglie e costruì egli stesso, da solo il caffè attuale …”.  E al riguardo prosegue: «… ora, ben vecchio (allora aveva 77 anni) e debole di mente, continua a lavorare, portando in giro per le tre stanzette del caffè la sua lunga persona allampanata e bonaria”.

Nuoro; il soffitto dell’Antico caffè Tettamanzi (© foto S.Novellu - Tutti i diritti riservati)

Nuoro, il soffitto dell’Antico caffè Tettamanzi (© foto S.Novellu)

Nani, durante la visita al caffè, non poté fare a meno di notare anche i particolari del locale: “… il soffitto in legno bianco è tutto a ghirigori ed ha ornati graziosi, formato da un rosone composto di dieci medaglioni ogivali, coperto ciascuno da un vetro, i quali rappresentano simbolicamente le diverse scienze e arti; nel mezzo di questo un altro medaglione rotondo e più grande dove una Minerva abbraccia un dio pagano, trattenuto dal bambino Cupido; agli estremi medaglioni circolari, pure coperti di vetro, rappresentano le quattro stagioni dell’anno. Sulle pareti, infine, specchi e belle colonnine di legno bianco e, tutto all’intorno, dei piccoli sofà di velluto rosso, che danno a quell’ambiente grazioso e simpatico un’aria allegra e piacevole”.

IL GIORNO DEL GIUDIZIO – A rendere famoso nel tempo il Caffè Tettamanzi, però, fu soprattutto il famoso romanzo Il giorno del giudizio, il grande capolavoro letterario del Novecento italiano di Salvatore Satta, che nello storico caffè ambientò alcune delle pagine più belle del romanzo. “… Tettamanzi, altro continentale, ma di cui non si serbava ricordo che del nome del caffè, al piano terreno. Era un caffè grazioso con piccole salette ornate di divani rossi, come, salvando il rispetto, i caffè di Venezia. Proprietario del caffè e della casa era adesso Giovanni Antonio Musina, forse per via di madre, ma che del continentale non aveva nulla…”.

Da parte sua il grande scrittore Salvatore Satta, così descrive alcuni dei più frequenti abituè del caffè, a cominciare dal noto don Gavino Gallisay (don Missente nel romanzo), che nel lussuoso locale ostentando ricchezza e potere, si divertiva ad accendere con un biglietto da cento (di allora) il lungo sigaro, rigorosamente di marca Virginia. Ma che in quelle stesse eleganti salette, arredate con lussuosi divani e poltroncine rivestite di velluto rosso, in seguito lo stesso conobbe la propria rovina giocandosi a carte gran parte del suo consistente patrimonio. A don Riciotti suo figlio (don Menotti nella realtà), che per dirla con parole dello stesso Salvatore Satta, fuori del locale: “… passava la vita al caffè Tettamanzi, lo stesso, dove suo padre si era giocato il patrimonio, e dove, meditava di presentarsi a don Salvatore – colui che era diventato proprietario del patrimonio paterno aggiudicandoselo all’asta – per chiedergli la restituzione di Lollobeddu – nome della località sottratta – allo stesso prezzo da lui allora pagata venti anni prima”.

I tavolini dell'allora Caffè Laconi

I tavolini dell’allora “Caffè Laconi”

GRAZIA DELEDDA – Anche la giovanissima Grazia Deledda non rimase insensibile al richiamo dell’elegante Caffè Tettamanzi, come riporta in Cosima, il suo celebre romanzo biografico: “… lungo la Via Majore c’è il caffè con le porte vetrate e, dentro, gli specchi e i divani, altra meraviglia di Cosima”.

IL BILIARDO – Il Caffè Tettamanzi col tempo diventò il centro della Nuoro della Belle epoque, ma anche – sempre secondo Salvatore Satta: “… di quei signori sfaccendati che sedevano ai tavolini del caffè come esercitando un diritto di casta, ossia – come riporta lo stesso Satta – il diritto di non far niente”. Passatempo preferito degli sfaccendati che frequentavano, erano il gioco delle carte e il biliardo. Fu così che l’ingegnoso Antonio Tettamanzi, mettendo a frutto l’esperienza maturata di qualificato ebanista, che aveva prestato la sua attività nei lavori artistici della Cattedrale, costruì egli stesso un grande biliardo che sistemò in una delle salette del locale. Indubbiamente fu il primo biliardo presente a Nuoro, come conferma ancora Nani: “… nella gioventù, egli dovette essere un artista di vaglia…”.

Sebastiano Satta ai tavoli dell'allora Caffè della Posta

Sebastiano Satta ai tavoli dell’allora “Caffè della Posta”

IL PERSONAGGIO E IL SUO CAFFÈ – Antonio Tettamanzi, di Vittorio e Margherita, nacque a Palestro nel 1814 e morì a Nuoro nel 1894. Artigiano e esperto intagliatore, fu assunto nel 1841 a Nuoro nel cantiere per la costruzione della nuova Chiesa cattedrale di Santa Maria della Neve, progettata nel 1836 dal frate – architetto sassarese Antonio Cano. Con lui si trasferì a Nuoro anche un suo fratello, Giovanni Tettamanzi, che morì in città il 10 febbraio del 1843. Visto il protrarsi dei lavori presso la cattedrale nuorese, Tettamanzi decise di stabilirsi a Nuoro, dove il 12 aprile del 1845 sposò Rosa Masuri Pedduzza, vedova Cucca, madre di due bambine.

Il Caffè Tettamanzi nel tempo cambiò diverse volte nome e titolare. Dopo la morte di Antonio Tettamanzi, avvenuta nel 1894, l’esercizio passò alla moglie Rosa fino al 1897 e in seguito alla figlia Elena per passare poi a Giovanni Antonio Musina che gestì il locale, denominato “Caffè della Posta“, fino al 1929. In seguito muto ancora nome in “Bar Laconi” (dal nome del nuovo gestore). Successivamente la gestione passò a  Francesca Pira, Bachisio Pira, Lorenza Nanu, prima come “Bar Majore“ poi come “Soc. CA.ME” per ritornare poi all’antico storico nome di “Tettamanzi“.

Michele Pintore

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