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Nuoro e Provincia fanalino di coda della riforma sanitaria regionale

Nuoro, l'ingresso dell'ospedale San Francesco (foto S.Novellu)
Nuoro, l'ingresso dell'ospedale San Francesco (foto S.Novellu)

I dati forniti dal consigliere comunale Giuseppe Montesu

Nuoro e  provincia risultano essere i punti territoriali più penalizzati dalla riforma sanitaria regionale.

Lo afferma il consigliere comunale di Forza Italia Giuseppe Montesu, con dati concreti alla mano che, per il triste primato ringrazia l’assessore regionale alla Sanità: «il nostro concittadino Luigi Arru, i sindacati, la maggior parte delle forze politiche nuoresi  del tutto assenti che governano con Pigliaru»

L'intervento di Peppe Montesu nel carcere di Badu 'e Carros (foto S.Novellu)

Peppe Montesu (foto S.Novellu)

«Con la legge Balduzzi, afferma il consigliere, Nuoro avrebbe dovuto avere 98 posti letto forse ne disporrà di appena 57; L’ospedale San Francesco da secondo livello è stato declassato a primo livello non solo come le altre 6 ex provincie, come sappiamo Sassari e Cagliari l’hanno fatta da padrone, ma addirittura come Ozieri e Alghero che grazie alle proteste hanno ottenuto questa assurda promozione».

«Nel presidio ospedaliero Cesare Zonchello, (aspirante polo di eccellenza regionale per la riabilitazione),  è stata ridimensionata la struttura Complessa favorendo sfacciatamente il Mater Olbia con oltre 100 posti letto per la riabilitazione, Oristano e la ASSL di Sassari. Il San Camillo di Sorgono, scartato da Arru e i luminari della Sanità, nel tempo era destinato a diventare un grande poliambulatorio con alcuni posti letto per la lungo degenza. prosegue Montesu- Nuoro, sta ancora aspettando che parta l’Aerus e che vengano nominati i direttori, non avrà la base logistica dell’elisoccorso nella Sardegna centrale, molte delle sue strutture complesse in poco tempo verranno declassate a strutture semplici dipartimentali per mancanza di numeri, un esempio concreto sono i reparti di Emodinamica, Chirurgia Vascolare e Neuro chirurgia».

«Più volte, nei mesi scorsi, abbiamo stigmatizzato negativamente la metodologia assunta a base della proposta del riordino della sanità in Sardegna elaborata dai tecnocrati regionali e dai nostri due eroi nuoresi della sanità, Arru e il suo fido capio di gabinetto Salis, che, certificando una serie di numeri assunti a parametri ineludibili per le scelte politiche, hanno articolato una riorganizzazione sanitaria, che centralizza la sanità nel capoluogo di regione e nella città di area vasta di Sassari e in parte al Mater Olbia. Invece il coinvolgimento di vari soggetti istituzionali, Sindaci in testa, le associazioni, i sindacati, le rappresentanze del mondo sanitario e i cittadini, aveva fatto auspicare che il riordino fosse la risultante finale dell’ampio dibattito di questi mesi: in realtà le norme emanate, di difficile comprensione, per gli stravolgimenti fatti nel tempo senza una logica apparente ma per compromessi politici, determineranno una rivoluzione che segnerà negativamente la storia non solo sanitaria, ma sociale ed economica di questa regione».

«Sia chiaro a tutti il “Riordino del Sistema Sanitario Regionale” sardo, infatti, stranamente sottovalutata dagli organi di informazione e dalle forze politiche e soprattutto sindacali, penalizza i territori marginali, già deboli dal punto di vista economico e sociale, come il nostro, determinando una logica di accentramento di poteri decisionali ed organizzativi lontani dalle esigenze e dalle emergenze locali. Un ultima considerazione ma Arru lo capisce che la sua riforma gliel’hanno fatta a brandelli e ridicolizzata? Se ha un sussulto di dignità ne “prenda” atto e “prenda”  con coraggio e orgoglio la strada  delle dimissioni…ne uscirebbe a testa alta….»

 

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