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Nuoro rivive il sacrificio di Cristo nella sacra rappresentazione de S’Iscravamentu

Nuoro, S'Iscravamentu (foto S.Novellu)
Nuoro, S'Iscravamentu (foto S.Novellu)

Non si hanno molte testimonianze storiche sulla Settimana Santa nuorese.

Tra i rarissimi documenti visivi ricordiamo alcune immagini fotografiche collocabili cronologicamente entro il primo decennio del Novecento, prodotti da due nuoresi illustri accomunati dalla passione per la fotografia, il farmacista Raffaele Ciceri e il pittore Antonio Ballero.

Nel primo (cfr. Raffaele Ciceri. Fotografie di Nuoro e della Sardegna nel primo Novecento, Nuoro, ISRE/Ilisso 2012), la mattina del Venerdì Santo, la confraternita accompagna il Cristo adagiato su una lettiga decorata ai quattro angoli da altrettanti angeli e scortato dalle prioresse in abiti tradizionali, seguito dalla Vergine Addolorata, in Cattedrale dove la sera avverrà S’Iscravamentu, il suggestivo rito della deposizione dalla croce. Lo scatto è ambientato nell’allora piazza Cavallotti (oggi piazza San Giovanni). 

Gli altri due scatti, opera di Ballero (cfr. Antonio Ballero. Lo sguardo fotografico del pittore, Nuoro, Ilisso 2007), ritraggono ancora due momenti processionali anch’essi riferibili alla Settimana Santa. In questo caso, i cortei provenienti dalla Cattedrale di Santa Maria della Neve e diretti alla chiesa di Santa Ruche percorrono l’ultimo tratto della via Tola. Entrambi mostrano il simulacro della Madonna Addolorata condotto dalla confraternita, preceduta dalle donne in abiti tradizionali e scortata dai priori.

Nuoro, Cattedrale di S.Maria della neve, S’Iscravamentu (foto S.Novellu)

A parte queste tre immagini storiche, rarissime sono anche le attestazioni letterarie. Tra queste, una delle più esplicative è certamente il ricordo dell’insegnante Diego Pasquale Mingioni, riportata nel suo volume Profili sulla vetusta chiesetta di Santu Caralu … (Nuoro, La Tipografica di Solinas, 1979), “alle cinque del pomeriggio, convenivano nel sagrato (della chiesa di San Carlo, nda) le confraternite di Nuoro, ovvero sas Corfarìas delle chiese delle Grazie, del Rosario e della Purissima, assieme alle associazioni civili e religiose della Nuoro autentica. In forma solenne, veniva prelevata alla presenza di migliaia di fedeli in costume, SAddolorada, fino alla vicina chiesetta di Santa Ruche, per prendere il Cristo morto e poi proseguirin processione, attraverso le vie principali della città, fino alla cattedraleQui, un frate cappuccino, predicando in limba sarda rievocava Passione e Morte del Signore e ripeteva le famose sette paragulas, pronunciate dal Cristo in agonia. La turba dei fedeli, rifacendo in senso inverso il percorso, come per l‘andata, cantava su Miserere, lo Stabat Mater Su perdonu, canti liturgici di profondo significato ed armonia musicale, che venivano intonati dal coro, guidato da Pride Antoneddu e composto dai famosi frades Soreddos, lubanne Marine, Nanneddu Veracchi, Gaitanu Manconi e Nino GallusAl rientro a Santu Caralu, veniva allestito in forma quasi teatrale tutto il presbiterio, per dare inizio, non appena Mastru Chessa aveva sistemato Su Sepulcru, alla prammatizzazione de S’lscravamentu, “la fuga in Egitto”, “Gesù e la Samaritana al pozzo“, “Gesù Fanciullo al Tempio coi dottori della legge“. Terminato lincantesimo del rito religioso, fino a notte alta, specie i giovani, si intrattenevano intorno al sagrato, cantando e ballando tra un buon bicchiere di vino ocru ‘e prediche, di Marreri, per gli uomini, e unu maricosu o zarminu per le donne.

Il rito de S’Iscravamentu, dunque, almeno stando al racconto di Mingioni, un tempo si teneva nella chiesetta di Santu Caralu, nel rione di Santu Predu. Poi, per circostanze che pochi ricordano, tutto si interruppe e dei riti della Settimana Santa si perse pure il ricordo.

In anni recenti, si pensò bene di far rivivere la confraternita di Santa Croce e con essa i Riti pasquali.

Dopo Sas Chircas, il giro delle sette chiese tenutosi nella tarda serata di giovedì, ieri sera, in una Cattedrale oscurata ad arte per rendere tutto il dramma del momento, una nutrita folla di fedeli ha potuto assistere alla sacra rappresentazione de S’Iscravamentu, la deposizione di Cristo dalla croce, rigorosamente in limba, e alla successiva processione notturna che ne ha riaccompagnato le spoglie, seguita dall’Addolorata, nella chiesetta di Santa Croce.

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