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Foiso Fois (1916-2016): cento anni di talento

Un ritratto di Foiso Fois
Un ritratto di Foiso Fois

Un appuntamento per ricordare il maestro nel centenario della sua nascita

 

Foiso Fois, maestro indiscusso d’arte in Sardegna, pittore, critico d’arte e saggista, avrebbe compiuto 100 anni il 28 dicembre prossimo. In occasione del centenario della sua nascita la figlia Barbara ha organizzato l’incontro “Foiso Fois 1916 – 2016, cent’anni di talento”, in programma mercoledì 7 dicembre 2016 alle 17.30, presso la sala convegni della Fondazione di Sardegna, in via San Salvatore da Horta 7, a Cagliari.

La figura di Foiso Fois sarà illustrata dagli storici dell’arte Giorgio Pellegrini e Gianni Murtas. Interverranno i figli Barbara e Corrado Fois.

L'artista Foiso Fois al lavoro

L’artista Foiso Fois al lavoro

La biografia. Fois nacque a Iglesias il 28 dicembre 1916. Suo padre Salvatore era allora direttore della miniera di Monteponi, ma a causa delle sue posizioni nettamente antifasciste e del rifiuto di iscriversi al Partito Nazionale Fascista fu licenziato e costretto a fuggire in Toscana. Dopo qualche anno la famiglia rientrò nell’Isola e Foiso proseguì gli studi diplomandosi come perito agrario a Cagliari nel 1938. L’anno successivo si trasferì a Genova per studiare nella facoltà di Economia e Commercio, ma a causa dei bombardamenti lasciò la città e cerco rifugio a Firenze, dove riuscì a laurearsi e avviò la sua formazione artistica da autodidatta. Dal 1943 raggiunse la provincia di Biella per aderire alle brigate partigiane. Fu arrestato dai nazisti nel 1944 ma rilasciato grazie allo scambio con un prigioniero tedesco. Nel primo dopoguerra operò come militante socialista a tutti gli effetti. Nel 1947 si diplomò alla Reale Accademia Albertina di Torino e dall’anno successivo tornò a Cagliari dove fisse fino alla morte, avvenuta nel 1984.

L'artista Foiso Fois al lavoro

L’artista Foiso Fois al lavoro

L’arte e l’impegno sociale. Foiso Fois è stato fra i pittori più innovativi degli anni Cinquanta in Sardegna: la sua opera, insieme a quella di alcuni artisti modernizzatori suoi contemporanei, ha rappresentato un forte punto di rottura con la visione folcloristica allora dominante nell’arte isolana. La sua poetica, il suo impegno sociale e il suo pensiero sull’autonomia regionale sono stati profondamente influenzati dal mondo del lavoro in miniera conosciuto in ambito familiare. Nelle sue tele prendono corpo il dramma dell’emigrazione e la sofferenza del lavoro: ha dipinto minatori, pescatori, portuali contadini, mondine, mietitrici, artisti circensi, disoccupati. Ha prediletto la pittura ma ha prodotto anche disegni (a china, a pennarello, acquerelli e pastelli) e pregiate xilografie e litografie alternando temi di impegno sociale e politico a lavori più intimi e familiari.Tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio del decennio successivo ha partecipato a una serie di rassegne che hanno definito il suo ruolo di punta nel panorama del neorealismo sardo. Ha esposto le sue opere a Cagliari, Sassari, Roma, Torino, Biella, Milano, Genova, Bastia e New York. Ha dipinto la vita quotidiana nell’isola ma anche personaggi della storia sarda come Eleonora d’Arborea e Giovanni Maria Angioj, che avrebbero dovuto far parte del trittico ‘La Sardegna verso l’Autonomia’, mai ultimato: entrambi sono oggi in mostra nelle sale della Presidenza della Regione Sardegna. Celebri sono i suoi ritratti di alcuni dei protagonisti della vita intellettuale e politica isolana tra gli anni Cinquanta e Sessanta: Emilio Lussu, Salvatore Cambosu, Vittorino Fiori, Sebastiano Dessanay, Aquilino Cannas.

L’impegno culturale. Foiso Fois è stato anche un grande studioso della storia delle fortificazioni in Sardegna: ancora oggi fanno testo i due volumi ‘Torri spagnole e forti piemontesi’ (ed. La Voce Sarda, 1981) e ‘Castelli della Sardegna medioevale’ (pubblicato postumo nel 1992 per la Silvana Editoriale e poi ripubblicato nel 2012 dall’Editrice Arkadia). Ha scritto anche d’arte per alcune testate regionali come l’Unione Sarda e per il quotidiano L’Unità dagli anni Cinquanta in poi. È stato un grande cultore e studioso di tradizioni popolari ed un ricercato collezionista di oggetti della vita quotidiana ed utensili vari del mondo agro-pastorale sardo, donati dai figli al Museo delle Tradizioni agro-alimentari della Sardegna – Casa Steri e oggetto di una mostra permanente in una sala del Museo. Tra il 1967 e il 1978 è stato insegnante di discipline pittoriche e preside del liceo artistico statale di Cagliari, che in seguito gli è stato intitolato.

 

 

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