Usava identità diverse per farsi pagare la corrente elettrica: truffatrice seriale condannata a 4 mesi di carcere

Sonia

Usava identità diverse per farsi pagare la corrente elettrica: truffatrice seriale condannata a 4 mesi di carcere

mercoledì 30 Marzo 2016 - 17:38
Usava identità diverse per farsi pagare la corrente elettrica: truffatrice seriale condannata a 4 mesi di carcere

La donna ha usato complessivamente 12 identità 

Una 43 enne nata all’estero ma da sempre residente a Budoni è stata condannata a 4 mesi di carcere per aver truffato anche parenti e amici per farsi pagare la corrente elettrica.

Il trucco non era poi così geniale, anche se le indagini hanno impegnato i Carabinieri di Budoni, che hanno dovuto richiedere anche la collaborazione di una cinquantina di Comandi dell’Arma di tutta la penisola, per oltre un anno.

Amici, parenti, vicini di casa, semplici conoscenti: la donna non ha risparmiato nessuno. Ne carpiva dapprima le generalità, con la confidenza e l’apparente amicizia e poi intestava a loro nome lo stesso identico contatore, che forniva l’energia elettrica per la sua abitazione. Ovviamente, senza pagare nulla. pertanto, dopo mesi, il gestore ha staccato la fornitura per morosità: ma lei aveva già pronta la successiva identità, con la quale riallacciava nuovamente la fornitura.

Un raggiro durato anni, senza che il gestore dell’energia si accorgesse mai di nulla.

Fino a quando non è partita la prima segnalazione, da un ignaro cittadino residente in Romagna, che non riusciva a spiegarsi del perché l’ENEL inviasse a lui le bollette di una casa di Budoni.

I Carabinieri della stazione locale, contattati dai colleghi dell’Emilia Romagna, hanno cominciato ad indagare, scoprendo che l’unico legame tra chi aveva fatto la denuncia e  la truffatrice M.D. era l’amicizia tra quest’ultima e sua moglie.

Ulteriori indagini hanno permesso poi ai Carabinieri di risalire alle altre undici identità  a cui la truffatrice ha intestato il contatore dell’energia elettrica.

Ieri il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Nuoro ha deciso che non c’era bisogno di ulteriori approfondimenti e di un processo, ed ha apposto la sua firma sotto un decreto penale di condanna a quattro mesi di carcere per la donna.

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