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Musicisti nuoresi nel mondo: Fabio Monni

Fabio Monni (foto Johan Glindre)
Fabio Monni (foto Johan Glindre)

Fabio Monni, classe 1976, giovane affermato organista e compositore nuorese da sette anni svolge l’attività artistica in Svezia, la terra che novanta anni fa conferì a Grazia Deledda il prestigioso premio Nobel per la letteratura. Tra i suoi più importanti lavori anche un video sulla grande scrittrice, selezionato al Festival Olandese di arte multimediale e rappresentato durante “La Notte delle Gallerie” nel 2014 a Malmö. 

Diplomato in pianoforte e organo, con un’invidiabile curriculum alla spalle, il musicista, che vive in Svezia dove svolge un’intensa attività di organista e di compositore, racconta la sua esperienza artistica, dai primi insegnamenti avuti a Nuoro dal maestro Padre Fiorenzo Cavallotto all’organo del Santuario di N. S. delle Grazie al salto di qualità nella penisola scandinava.

La domanda è inevitabile, come mai un giovane nuorese per imparare a suonare l’organo è dovuto andare in Svezia. L’Italia, non è la patria della musica (quella con la M maiuscola) e dei grandi musicisti e organisti: L’Italia è uno dei paesi della musica classica europea. Insieme alla Germania e alla Francia è custode della tradizione per quel che riguarda l’interpretazione del repertorio classico delle sale da concerto ma la leadership non la detiene sempre, nel frattempo si sono affermate altre scuole nazionali, come la Russia e l’Ungheria, che sfornano tra i più grandi geni della musica del Novecento, e che rappresentano quello spirito innovativo che l’Italia aveva mostrato nel Settecento. Nello studio della musica, quello che conta oggi sono le qualità degli istituti e degli insegnanti, e questi ad alto livello si trovano in tutta Europa.

Ma noi in Italia come siamo messi: Da noi si possono trovare grandi nomi, ma gli istituti non sono competitivi, a meno che non si parli di casi eccezionali e di lirica (italiana). Il Conservatorio italiano, fatica a recuperare un distacco di anni in termini di programmi e competitività, anche rispetto a conservatori dell’ Europa dell’ Est. Rimane comunque l’aspetto romantico della nostra nazione come culla della musica (in realtà prima del 1600 l’Italia importava musicisti dal Nor Europa….) e specialmente dell’opera. Wagner però era tedesco e i lieder (Schubert, Schuman, Brahms ecc.) non si studiano bene in Italia. Quindi tutto è relativo.

E lo studio dell’organoLo si può studiare bene in Italia ma non benissimo. Manca una connessione con la società e il mondo del lavoro (praticamente il lavoro di organista stipendiato dalla chiesa, pagato almeno quanto un impiegato, da noi no esiste) per cui chi studia organo lo fa praticamente per passione, perché ama lo strumento e sa da subito che l’impegno più probabile sarò quello di insegnante (nel caso che …). Penso che viaggiare fa sempre bene. Se si vive su un’isola, che non è luogo di passaggio o di residenza stabile di grandi personalità musicali, è necessario andare nei luoghi dove le cose accadono e accadono spesso, da studenti o professionisti che sia.

Fabio_Monni durante un'esibizione

Fabio_Monni durante un’esibizione

È questo il motivo che ti ha portato ad allontanarti da NuoroIl motivo per cui mi sono allontanato da Nuoro in particolare e dalla Sardegna in generale e prima di tutto professionale. Non riuscendo a vedere alcun spiraglio nel prossimo futuro (o almeno un inizio di un qualcosa di promettente) ho deciso che per far poco, tanto valeva far poco in un altro posto, magari con la possibilità di far di più. Il non avere un lavoro fisso o una famiglia a carico, hanno facilitato le cose. Ho anche avuto la fortuna di aver un buon contatto in Svezia grazie ad un (non mio) insegnante di organo che allora lavorava a Cagliari (Enrico Viccardi), questo è stato decisivo per la Svezia.

In Svezia, paese di religione protestante, il lavoro di organista è retribuito mediamente intorno ai 2500 euro al mese (a patto di convertirsi al protestantesimo e parlare un buon svedese). Altrimenti si può lavorare come sostituto con contratti a tempo determinato, che è quello che faccio io. Il secondo motivo per cui sono andato a fare questa esperienza al nord è stato lo studio della composizione. Ho conseguito il compimento medio di composizione a Sassari e volevo proseguire con un master fuori d’Italia, seguendo dei programmi scolastici più interessanti e utili alla professione, dei programmi che prevedessero la composizione di brani non accademici e le esecuzioni di questi. La Svezia da questo punto di vista è stata eccezionale. Qui i brani che scrivi vengono eseguiti da solisti, ensemble, orchestre sia svedesi che non, e il tutto rientra in una serie di progetti scolastici (normalmente due/tre ogni anno per studente – circa 10 progetti diversi in totale) che sono organizzati dall’ università e portano gli studenti in giro per la Svezia e all’estero, il tutto finanziato dalle accademie. Una cosa molto diversa dal sistema scolastico italiano, dove se non preghi in ginocchio qualche amico strumentista non vedrai mai il tuo pezzo eseguito. Va da se che i pezzi per orchestra sinfonica o quelli per teatro rimangono nella carta. La scuola svedese, anche se le mancano delle solide basi di cultura generale, ti prepara completamente al mondo del lavoro. La pratica e la routine dei successivi impegni (almeno nel mio campo) vengono già affrontate durante gli studi, e una volta preso il titolo già si hanno le esperienze lavorative di due/tre anni da professionista.

Qual è il tuo lavoro oggi in SveziaOggi lavoro principalmente come compositore e sound artist, diversi miei lavori sono stati esibiti qui in Svezia e anche all’estero (se così si può dire). Un mio video su Grazia Deledda è stato selezionato da un festival olandese di arte multimediale nell’autunno passato ed esposto qui a Malmö durante la” Notte della Gallerie 2014”. Recentemente un istituto nazionale delle arti – Konstnärsnä – mi ha commissionato la composizione di un radio dramma che verrà eseguito tra dicembre e gennaio prossimi. Negli ultimi due anni ho insegnato musica elettronica, tenuto un corso di Sound diffusion presso L’Università di Lund, e ho co-organizzato il primo festival di musica acousmatica in Svezia insieme a Kent Olofsson e Alessandro Perini. Con quest’ultimo nel 2010 ho fondato un collettivo chiamato gruppoGruppo (www.gruppoGuppo.com) col quale abbiamo prodotto diversi lavori che hanno partecipato e sono stati premiati in vari festival. Questa collaborazione ci ha portato in giro per l’Europa (Svizzera, Italia, Francia, Olanda) e negli Stati Uniti come performer e artisti premiati e ospiti a Radio2 nel lontano 2012.

Padre Fiorenzo Cavallotto all'organo

Padre Fiorenzo Cavallotto all’organo

Ritorniamo alle origini: come è nata questa tua passione per la musicaNel 1976 mio padre suonava spesso la chitarra con l’armonica a bocca e insieme a mia madre cantavano per ore da soli o in compagnia. In macchina c’era sempre la musica rok degli anni 60 – 70 e mia madre, che cantava nel Coro Polifonico delle Grazie diretto da Padre Fiorenzo Cavallotto, mi prendeva spesso con sé per le prove e i concerti. Ascoltando per caso “The Doors” a 16 anni mi appassionai alla tastiera e successivamente, grazie ad un amico che mi prestò qualche spartito facilitato, cominciai a leggere delle trascrizioni di autori classici come J. S. Bach e L. Van Beethoven. Grazie a Padre Fiorenzo Cavallotto, abile organista, cominciai ad appassionarmi seriamente allo strumento e venni iscritto alla scuola amatoriale di musica delle Grazie. A 18 anni ricevetti in regalo un pianoforte verticale e finiti gli studi superiori, cominciai a prendere lezioni da maestri del Conservatorio di Cagliari. Pianoforte con Orio Buccellato, Solfeggio e lettura della partitura con Maria Teresa Cocco Spiga, Organo e armonia con Fabrizio Marchionni e storia della musica con Myriam Quaquero. Accanto allo studio dell’organo e del pianoforte cominciò anche quello della Composizione come studente del Conservatorio. Tra i vari insegnanti quelli che più hanno contato sono stati Vittorio Montis e Franco Oppo. In Svezia Luca Francesconi. Tutti sono stati insegnanti eccezionali per la preparazione e la generosità nell’aprirsi alle mie infinite domande. Terminati gli studi sono ritornato a Nuoro, dove ho cominciato a dare lezioni privato di pianoforte, supplenze e collaborazioni temporanee come pianista accompagnatore. Non riuscendo a vedere un cambiamento se non in un arco di circa 8 – 10 anni, prima di poter avere un lavoro vero e ricordando qualche sorriso quando mi ero proposto come organista in alcune chiese, ho deciso di tentare la strada dell’esperienza all’estero, facendo diverse domande di Borse di studio in vari paesi europei. Non ho pensato tanto al punteggio dato da un’esperienza di studio/lavoro all’estero quanto a cercare di fare qualcosa che uscisse dalla routine di piccole esperienze casuali e quasi tutte basate su possibili maternità e influenze stagionali di insegnanti con contratto fisso. Ho cominciato a pensare a quanto sia poco efficiente il sistema di punteggio dei contratti d’insegnamento che è in gran parte basato sulle ore d’insegnamento fatte (a prescindere dalla qualità) e all’impossibilità di insegnare per il fatto di non avere che poche ore d’insegnamento svolte …. Un loop che sarebbe durato anni. Ho conosciuto Dario Garau, ex allievo del mio maestro di pianoforte, il quale ha svolto più di venti ricerche su compositori in tutta Europa. Dopo avergli chiesto dei consigli su come muoversi, ho chiesto di andare all’estero. La prima scelta, che è stata poi quella finale, era la Svezia.

Come mai questa decisione per la Svezia? È stato grazie ad un caso fortuito un contatto avuto all’Università di Lund con Hans Hellsten, uno dei grossi nomi del panorama organistico svedese: sono stato accettato come studente straniero per un anno e ho contemporaneamente ottenuto la Bilateral scholariship dal governo Italiano per una ricerca musicologica a Malmö (sempre nella stessa università). Qui è cominciato il mio soggiorno in Svezia che dura ormai da sette anni. Dopo il mio primo anno ho avuto un primo contratto temporaneo come organista sostituto. La Svezia rappresenta ancora una sorta di miraggio ma non è rosa come si dipinge. La lingua è molto difficile per un italiano e gli svedesi hanno ritmi, stili di vita e rapporti sociali completamente diversi dai nostri con i quali tutti gli italiani che ho conosciuto hanno fatto i conti prima o poi, e alcuni sono tornati indietro.

Michele Pintore

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1 Response

  1. grassiosa

    amo questo organista perchè si è fatto veramente le ossa a Nuoro, e Nuoro no l’ha saputo apprezzare, anzi ha fatto si, che lui andasse via, ma forse è servito , è stato premiato, adesso è un organista amato e apprezzato BRAVO MAESTRO continua così e tieni alto il nome della tua SARDEGNA TVB

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